1 SETTEMBRE 2004
DALLE ORIGINI AL 1911
Il nome “Mongoli” in senso stretto (“Meng-uou” è la loro più antica menzione, in un testo cinese, “Mongol” in mongolo, “Moghul” in persiano) indica, in origine, una piccola tribù, mentre i gruppi principali delle tribù mongole di allora (8° e 9° secolo) sono qualificati con il nome di “Tatari” il quale, anche dopo il trionfo del gruppo mongolo in senso stretto (in occidente, però, conosciuto come “Tartari”, ma non per i Russi), designa tutti i Mongoli nelle lingue indo-europee, in arabo, in cinese.
GHENGHIS KHAAN, designato sovrano mongolo nel 1206 dalla Dieta pan-mongola, conquista, prima, la Cina del nord (Pechino nel 1215), poi, dal 1221, dà inizio alle campagne occidentali ed infine, muore, nel 1227, a capo di un impero esteso dalla Cina all’Armenia.
Gli succede il figlio OGODEI (1225-1241) che, pur non essendo del medesimo valore del padre, ne prosegue le conquiste in Cina (ma ancora non oltre lo Yangtze) ed in occidente (Russia del sud, Polonia, Slesia, oltre i Carpazi).
In occasione, però, della battaglia di Liegnitz (1241) e della morte del medesimo OGODEI, i Mongoli bloccano la propria espansione occidentale.
A seguito del breve regno di GUYUK (1246-1248), il potere passa alla discendenza di TULUY (il quarto figlio di GHENGHIS KHAAN) con MONGKE (MANGU), KHAAN nel 1251.
Suo fratello HULAGU distrugge Baghdad ed il Califfato Abbaside (1258), mentre il suo altro fratello QUBILAY completa la conquista della Cina.
Con la morte di MONGKE (1259), QUBILAY è proclamato “Gran KHAAN” dai suoi generali e con lui l’impero nomade di GHENGHIS KHAAN si trasforma un in impero “sedentario” in stile cinese la cui storia, dal quel momento e per un periodo non certo limitato, si intreccerà strettamente con quella della Cina.
Ad occidente, divisisi i Mongoli in vari stati, dopo la conquista di Baghdad e la distruzione del Califfato, HULAGU inizia la dinastia dei Mongoli di Persia: questa dinastia si islamizza in un rapporto “osmotico” ed estremamente fecondo con le culture dell’Asia occidentale e persiana.
Sotto il profilo espansionistico e militare, si registra il tentativo di espansione verso il Mediterraneo e l’Egitto ma in Siria (ad ‘Ain Gialut, nel 1260) i Mamelucchi battono i Mongoli.
La sfera d’influenza mongola arriva, nel frattempo, al Caspio ed alla Russia del sud con la dinastia dell’ORDA D’ORO i cui sovrani, con a capo GIOCI, figlio di GHENGHIS KHAAN, e BATU, figlio di GIOCI, prima regnano e poi si suddividono in linee collaterali sui territori del Volga e del Caspio, e successivamente ancora, dopo essersi turchizzati-islamizzati, vengono assorbiti dalla Moscovita/Impero Russo in espansione, con il Khanato dei Tatari di Crimea che resiste fino al 18° secolo.
Un ulteriore ramo dei Ghenghiskhanidi, quello di CIAGHATAI, regna sul Turchestan nel corso dei secoli 13° e 14° fino al sopraggiungere del tracollo della potenza mongola, in Asia centrale ed orientale, ad opera di TEMUR-LENG (1336-1405) che, pur unificando numerose regioni appartenute precedentemente alle varie dinastie mongole, non era un mongolo (nonostante si dichiarasse discendente di GHENGHIS KHAAN) ma un turco ed anche la stessa dinastia “Moghul”, fondata in India da suo nipote BABUR, ha ben poco a che fare con i Mongoli “tout-court”.
Terminata questa lunga fase di espansione, dopo due secoli, la storia dei Mongoli torna oscura ed loro livello culturale, che si era decisamente elevato con il contatto con le civiltà cinese e musulmane, torna primitivo.
Al trono di KARAKORUM, la capitale mongola, vari epigoni lottano contro il rinato impero nazionale cinese (nel 1368, la dinastia cinese Ming caccia i discendenti di QUBILAY).
Successivamente, si distinguerà fra Mongoli orientali (dalla regione dell’ORKHON si spostano verso l’ansa del Fiume Giallo) e Mongoli OIRAT (o Calmucchi, rimasti in Mongolia occidentale).
È in questa regione, nel corso del 17°secolo, che si registra un tentativo di ripresa con gli ZUNGARI, il cui capo GALDAN (1645-1697) estende nuovamente il proprio potere su tutto il Turchestan cinese ma, alla fine, è battuto dalla Cina.
Alla metà del 18° secolo, la Mongolia è, interamente, sotto i Qing/Manchù e, con la fine della dinastia cinese in questione, nel 1911, la Mongolia Esterna diventa indipendente (la Mongolia attuale), mentre quella Interna resta un regione della Cina.
1911-1924: Dall’indipendnenza dalla Cina alla proclamazione della Repubblica Popolare Mongola
Entrati in una fase di crisi e decadenza politica, sotto il dominio Qing/Manchù in Cina, per la diffusione del culto lamaista (in convento un giovane maschio su 4) e per la riduzione dello spazio nomade a loro disposizione (avanzata concentrica di Cina e Russia), nel 1911, con la fine della dinastia Manchù/Qing (l’ultima dell’impero cinese), i principi locali mongoli ed i lama maggiori, su pressione russa, colgono l’occasione per proclamare l’indipendenza dalla Cina delle regioni settentrionali, abitate, dai Mongoli (quelle meridionali, miste etnicamente, restano sotto l’incerto controllo della Cina) ed a dare il potere, 1-12-1911, al capo lamaista, l’ottavo JEBTZUN DAMBA (Budda Vivente), dichiarato, a sua volta, BOGD KHAAN (Re Santo), che prende il nome di MAIDIRI KHUTUKHTU/HUTUKHTU (massimo dignitario della chiesa lamaista mongola).
Il governo della nel frattempo nata Repubblica Cinese (Nazionalista) non riconosce un simile stato di cose ma, preso dal proprio dal caos interno, non trova la forza per contrastarlo ed il 25-5-1915 il Trattato di KYAKHTA, firmato da Mongolia, Cina e Russia, prevede una non certo ben definita “autonomia” per la Mongolia e, “de facto”, attribuisce, ai rappresentanti dell’Impero Zarista, il controllo/protettorato sul governo di URGA.
Lo scoppio della Rivoluzione d’Ottobre (uno shock enorme per l’aristocrazia mongola), e la di lì a poco sopravvenuta invasione giapponese della Siberia, modificano esplicitamente la situazione, e, approfittando della confusione generale, un “signore della guerra” cinese, nel 1919, rioccupa la Mongolia venendone, nel febbraio del 1921, cacciato dalle Armate Bianche del Barone Ungern-Sternberg, in ritirata.
Le aspirazioni indipendentiste mongole, però, frustrate tanto dal passato dominio cinese quanto dall’occupazione e dalla brutalità dei Bianchi, si fanno sempre più intense, tanto da spingerne i nazionalisti, modernizzanti e progressisti, di DAMDIN SUKHBAATAR/SUKHE BATOR a puntare sull’aiuto dei Bolscevichi che, nel frattempo, stanno avanzando in Siberia.
Nel corso dei primi giorni di luglio del 1921, le forze congiunte dei Bolscevichi e dei nazionalisti mongoli conquistano la capitale URGA e l’11 del medesimo mese nasce il Governo Popolare della Mongolia, mentre lo HUTUKHTU viene relegato ad una funzione puramente cerimoniale, nell’ambito della subito iniziata lotta contro il lamaismo.
Il Partito del Popolo Mongolo (il primo nella storia del paese) prende così il potere guidato dal comandante delle truppe nazionaliste mongole, SUKHBAATAR (che morirà nel 1923), le quali, con l’aiuto dei Bolscevichi, sconfiggono definitivamente i Bianchi nel gennaio del 1922 ed a seguito della nel frattempo intervenuta, ed inevitabile, rivalità fra nazionalisti mongoli, ormai sempre più di sinistra e legati ai Bolscevichi, ed elementi legati alla restaurazione della monarchia teocratica, viene proclamata dal Maresciallo CHOIBALSAN, il 26-11-1924 e dopo la morte dell’HUTUKHTU, la Repubblica Popolare Mongola (il secondo, cronologicamente parlando, stato socialista del mondo, dopo l’Unione Sovietica) ed il Partito del Popolo Mongolo diventa il Partito Rivoluzionario del Popolo Mongolo/M.P.R.P. (sigla inglese).
1924-1952: La Mongolia Socialista. Il periodo di Choibalsan.
Indipendenti, di fatto, da Mosca fino alla morte di Lenin, i Comunisti Mongoli, con il consolidamento definitivo della leadership di Stalin (avvenuta nel corso della parte terminale degli anni ’20), entrano strettamente nell’orbita sovietica ed anche in Mongolia hanno inizio le purghe al termine delle quali, dopo le morti, a volte non scevre da sospetti, di LANA BODOO e DANZAN KHORLOO (e dopo l’esilio a Mosca, nel 1928, del presidente del Partito TCEREN-OCHIRYN DAMBADORI), è “lo Stalin locale”, Maresciallo KHORLOOGIYN CHOIBALSAN, ad emergere, soprattutto a partire dalla metà degli anni ’30, come figura politica di primo piano, anche in quanto leader del “Gran KHURAL” (o Assemblea Popolare. È l’organo legislativo che, eletto ogni 3 anni a suffragio universale, elegge il Presidium di 9 membri, la massima autorità esecutiva) ed a dare il via alla nazionalizzazione di terre e bestiame, alla loro redistribuzione ai contadini/allevatori poveri, all’abolizione del feudalesimo, al netto ridimensionamento della chiesa lamaista, al mutamento complessivo della struttura sociale del paese.
Fino al 1932, ad esempio, oltre 700 grandi possidenti, per lo più monaci buddisti, vengono imprigionati, o eliminati, e le loro proprietà, vaste come minimo, vengono collettivizzate.
Nascono, nel frattempo, le cooperative contadine, viene abolita l’impresa privata, vengono espulsi i commercianti stranieri e viene nazionalizzato tra gli altri, e notevolmente esteso, anche il sistema dei trasporti.
Anche alla luce dei problemi riscontratisi nell’abolizione delle imprese private in mancanza, però, della nel frattempo non ancora avvenuta edificazione di un settore statale funzionante, si opta per un corso più “moderato”, nel corso degli anni ’30, ma non nell’ambito della campagna anti-religiosa la quale, nel 1937, raggiunge il proprio apice con il “terrore contro i monasteri”, nel corso del quale migliaia saranno i monaci arrestati e giustiziati.
Sul fronte della politica estera, nel frattempo, avendo nel 1931 già creato il MANCHUKUO con a capo l’ultimo Manchù, il Giappone militar-fascista tenta lo stesso nei confronti della Mongolia, da trasformarsi, nei piani di Tokyo, in MENGUKUO.
Stalin però, reagendo con prontezza, sposta l’Armata Rossa in Mongolia la quale, nel corso degli anni ’30, dà il via alla costruzione dell’esercito mongolo il quale, di lì a poco, verrà a comprendere amplissime fasce della popolazione totale.
Si tratta di un “addestramento nazionale e complessivo” di un chiaro successo.
Nel 1939, infatti, l’invasione giapponese della Mongolia orientale viene pesantemente respinta dalle forze sovietico-mongole ed anche un simile sviluppo militare spingerà Tokyo al Patto di Neutralità con l’Unione Sovietica e ad indirizzare la propria aggressività verso l’Asia orientale e meridionale e verso il Pacifico.
Con l’approssimarsi della conclusione della seconda guerra mondiale, Mongolia ed U.R.S.S. entrano in guerra contro il Giappone e Stalin ha così, ulteriormente, buon gioco nel fare in modo che Chiang-Kai-Shek, nel 1946, riconosca definitivamente l’indipendenza della “Mongolia Esterna” (la Mongolia attuale) dalla Cina anche come ricompensa dell’apposizione della firma sovietica al Trattato di Alleanza Anti-Giapponese fra Mosca e i nazionalisti cinesi del Kuomintang.
Anche anticipando infine, “quasi simbolicamente”, la “fine di un’era”, anche in Mongolia, e prima che in Unione Sovietica, CHOIBALSAN, che nel 1948 ha dato il via al Primo Piano Quinquennale, muore nel corso del mese di gennaio 1952 (Stalin morirà nel marzo del 1953) e ad egli succederà YUMIAAGIYN TSEDENBAL.
1952-1984: La Mongolia Socialista. Il periodo di Tsedenbal.
Entrata a far parte dell’O.N.U. il 28-10-1961, nonostante l’opposizione degli U.S.A. e di Taiwan, la Mongolia di TSEDENBAL, fino alla rottura sino-sovietica dei primi anni ’60, gode notevolmente dei benefici scaturenti dai rapporti cordiali da essa intrattenuti sia con Pechino che con Mosca (la quale, peraltro, dal 1956 ha provveduto a ritirare le proprie truppe dal paese), e, ferma restando la rilevanza del settore, prevalentemente nomade, dell’agropastorizia e dell’allevamento, con il sostegno in primo luogo dell’Unione Sovietica, conosce una importante ristrutturazione anche ecomonico-produttiva prevalentemente nel senso dell’industria pesante, ma non soltanto.
Il primo Piano Quinquennale (1948-1952) ha dato vita al distretto industriale di ULAAN BAATAR (industria meccanica, tessile, della lavorazione del cuoio), di CHOIBALSAN (città rinominata in tal modo dopo la morte del Maresciallo) e di DARKHAN, mentre il completamento della rete ferroviaria Transmongola mette in comunicazione la rete cinese (Chining) con la Transiberiana (Ulan-Ude), ed il Terzo Piano Quinquennale (1958-1962) ultima la collettivizzazione del patrimonio zootecnico (prima ricchezza del paese) e la costruzione dei Kombinat di ULAAN BAATAR e di DARKHAN.
Il 1960 vede la stipula di un nuovo Accordo di Collaborazione Politica, Economica e Culturale con l’Unione Sovietica (quello precedente risaliva al 1946), sfociato, il 15-1-1966, in un Trattato Ventennale di Amicizia, Cooperazione e Mutua Assistenza con Mosca.
Con Pechino, d’altro canto, viene istituito un Accorso di Amicizia, Cooperazione e Commercio (1952-1962) anche se, al momento del peggioramento delle relazioni sovietico-cinesi, la Mongolia,, nel corso dei primi anni ’60, sceglie risolutamente Mosca.
L’aiuto cinese ad ULAAN BATAAR si interrompe, le autorità mongole provvedono ad espellere migliaia di cinesi, cessa il commercio con Pechino e tornano 100mila soldati sovietici.
Nel corso degli anni ’70, poi, l’influsso sovietico e dei paesi alleati con Mosca aumenta sempre più: i giovani mongoli, ad esempio, si recano in U.R.S.S. per la propria specializzazione e, sulla scorta dell’afflusso massiccio, tra l’altro, del cibo sovietico, della musica sovietica, dell’opera sovietica e del ballo sovietico, il russo, in Mongolia, assume lo status di seconda lingua.
Ritiratosi a Mosca TSEDENBAL nel 1984, gli succede il “gorbacheviano” JAMBYN BATMONGKE, mentre è lo stesso Gorbachev, nel 1986, ad affermare di voler considerare il ritiro delle truppe sovietiche dalla Mongolia.
1986-1990: La Mongolia Socialista. Il periodo di Batmongke.
L’appunto “gorbacheviano” BATMONGKE, a partire dal 1986, dà il via alle cosiddette “glasnost” e “perestrojka”, prodigandosi, in particolar modo, per la decentralizzazione negli ambiti economico ed amministrativo.
Grande rilievo, poi, assume, alla fine degli anni ’80 (e sulla scorta, non certo sorprendentemente, di quanto stava, contestualmente, avvenendo fra i paesi filo-sovietici e Mosca, da un lato, e Pechino, dall’altro), il netto miglioramento dei rapporti diplomatici, anche, fra la Repubblica Popolare di Mongolia e la Cina.
Il collegamento aereo, ad esempio, fra la capitale mongola e quella della Repubblica Popolare Cinese, sospeso in quel momento dl più di venti anni, viene ripristinato a partire dal 1986 ed a far data da tre anni dopo, dal 1989, dunque, vengono instaurate piene relazioni diplomatiche fra ULAAN BATAAR e Pechino.
1990-2004: Dal Socialismo Realizzato al Capitalismo
Seguendo “l’esempio” di quanto in quel momento avveniva, in primo luogo, nei paesi socialisti europei e, “mutatis mutandis”, in Cina, anche in Mongolia, e soprattutto nella capitale, hanno luogo proteste anti-socialiste, mentre non pochi, all’interno del Partito, sembrano propendere per una soluzione in stile “Tien-An-Men”.
BATMONGKE però, lo rende noto un tale ZORIG (si legga più avanti, per maggiori informazioni su di questi), si mostra non solo risolutamente contrario ad una simile opzione ma decide di “pilotare” l’uscita dal “Socialismo Realizzato” (il 23-3-1990 il M.P.R.P. rinuncia formalmente al monopolio del potere) aprendo la strada alle elezioni multipartitiche che, nel mese di luglio del 1990, vedono prevalere il M.P.R.P., particolarmente forte nella campagne (con l’85% dei voti per il “Grande KHURAL” ed il 62% dei voti per il “Piccolo KHURAL”).
Il M.P.R.P. si definisce ora “ex-comunista/social-democratico” ed alle elezioni anticipate del giugno del 1992, seguite alla revisione costituzionale in senso liberal-borghese poco prima effettuata, prevale nuovamente con il 60% dei consensi e 71 seggi su 76 (sistema elettorale maggioritario).
Il 6-6-1993 il presidente della repubblica in carica P.OCHIRBAT, uscito dal M.P.R.P. e candidatosi per il Partito Nazional-Democratico Mongolo, viene rieletto con il 58% dei voti in occasione delle prime elezioni presidenziali dirette (durante il periodo socialista il presidente della repubblica era eletto dall’Assemblea Popolare).
Il 38% dell’elettorato, invece, orienta le proprie preferenze per il candidato del M.P.R.P., L.TUDEV.
La transizione dal socialismo realizzato al sistema liberal-capitalistico assume, anche in Mongolia, le fattezze di un processo socialmente devastante, ed i “grandi prestatori” come la Banca Mondiale ed il Giappone chiedono massicce e subitanee privatizzazioni.
Le seconde elezioni parlamentari del periodo post-1990, giugno del 1996, risultano in una vittoria netta della Coalizione Democratica Unita, a sua volta formata dai due principali partiti di opposizione (il Partito Nazional Democratico e quello Social Democratico) e varie altre formazioni minori, con il M.P.R.P. che conserva solo 25 dei propri precedenti seggi.
M.ENKHSAIKHAN, leader della Coalizione, è il nuovo primo ministro ma una fortissima instabilità politica al proprio interno la porterà a cambiare 5 primi ministri in 4 anni, dei quali tre saranno costretti alle dimissioni.
In netta differenziazione rispetto a quanto avveniva nel corso del periodo socialista, e che la vedeva come perfettamente integrata, in chiave, perciò, anche anti-cinese, all’interno del sistema di alleanze facente capo all’Unione Sovietica, la Mongolia del dopo-1990, ed avendole rese formalmente note all’inizio del 1998, ha elaborato nuove linee di politica di difesa e di sicurezza nazionale.
Infatti, dopo i Trattati di Amicizia e Cooperazione sia con la Federazione Russa (gennaio 1993, le ultime truppe moscovite lasciano il paese nel 1992) che con la Repubblica Popolare Cinese (aprile 1994), le quali, entrambe, si impegnano a rispettare la politica non-allineata e non-nucleare di ULAAN BAATAR, e nell’ambito di un condotta di politica estera che l’ha portata ad accordi di cooperazione militare, tra gli altri, con Stati Uniti, Giappone, Kazakhstan, India, Francia e Germania, la Mongolia ha escluso di essere parte di qualsivoglia alleanza militare in tempo di pace e si è dichiarata contraria all’ingresso, allo stazionamento ed al passaggio di truppe straniere sul proprio territorio nazionale.
Dilagante, nel frattempo, si fa il problema della corruzione e, ad esempio, nel 1999 tre membri della C.D.M. vengono arrestati per aver ricevuto laute tangenti da parte del proprietario di un “importante” casinò di una capitale giunta, ormai, ad ospitare 774mila abitanti.
Il cambio di assetto politico-economico-sociale, per molti cittadini mongoli, si è risolto in un drastico calo degli standard di vita, prima di tutto, ma non certo solamente, nei settori, però fondamentali, dell’istruzione e della sanità, tanto che, secondo un recente sondaggio, solo il 10% di essi riteneva che la situazione complessiva del paese, con il capitalismo, fosse migliorata.
Un segno evidente di quanto appena sopra, del resto, si era già avuto in occasione delle presidenziali del maggio del 1997.
In occasione di esse, infatti, il candidato del M.P.R.P., N.BAGABANDI prevale con il 61% dei voti, sulla scorta di una piattaforma politica tesa a tutelare maggiormente gli aspetti sociali e di equità all’interno della società mongola, mentre il, fino a quel momento, presidente in carica P.ORCHIRBAT ottiene il 30% (il tasso di affluenza è stato dell’85% dei circa 1,1 milioni di elettori); si tratta, peraltro, di uno scenario ripetutosi 4 anni dopo, allorché il ricandidatosi BAGABANDI ha prevalso, alla fine di maggio del 2001 e con il 58% dei voti (affluenza dell’82%) sul 36 % di R.GONCHIGDORJ (C.D.M.)
“Incastonate” fra le due presidenziali di cui appena sopra, non sorprende di certo, al momento delle elezioni parlamentari del luglio del 2000 (affluenza 82%), la vittoria netta del M.P.R.P. che, guidato da N.ENKHBAYAR, ha conquistato il 51% dei consensi, e 72 seggi parlamentari su 76, sulla base di una piattaforma politico-programmatica tesa alla tutela dell’ordine pubblico e ad un maggior tasso di equità sociale.
Le prossime elezioni presidenziali sono previste nella prima metà del 2005, mentre le prossime consultazioni parlamentari lo sono per la seconda metà del 2004.
LE ELEZIONI POLITICHE DEL 27.6.2004 ED I PRINCIPALI AVVENIMENTI AD ESSE SUCCESSIVI
A stretto ridosso di esse, il premier mongolo in carica, N.Enkhbayar, ha accusato l’opposizione di aver truccato, almeno parzialmente, le elezioni parlamentari del 27-6-2004, pur essendosi la medesima, peraltro a risultati ufficiali in quel momento non ancora pervenuti e contro ogni aspettativa, proclamata vincitrice.
Il favorito era, nuovamente, il Partito Rivoluzionario del Popolo Mongolo (MPRP), del premier in carica, ma l’opposizione, raccolta nella Alleanza Democratica “Madrepatria” (ADM), affermava comunque di aver prevalso.
Stando invece a risultati ormai da considerarsi come definitivi (di certo non rispondenti alle dichiarazioni dell’opposizione) e nell’ambito di un più generale contesto contrassegnato, a sua volta, da una partecipazione al voto dell’82,2% dei cittadini aventi diritto, il Partito Rivoluzionario del Popolo Mongolo, a seguito di un calo di consensi comunque chiaro, avrebbe ottenuto la maggioranza relativa dei seggi; con l’Alleanza Democratica “Madrepatria” (formata, a sua volta, dal Partito Democratico, da quello Civico Repubblicano e dal Nuovo Partito Socialista) a conseguire un risultato certamente positivo (in Parlamento è presente anche il piccolo Partito Repubblicano e qualche Indipendente).
In ogni caso, non poche sono apparse le perplessità relative ad un corretto svolgimento della consultazione, mentre quantomeno sospetto si è configurato il “relativo silenzio strategico” di quelle cosiddette “istituzioni democratiche sovra-nazionali”, di marca filo-occidentale ovviamente, sempre pronte, invece, a scagliarsi contro i presunti “anti-democraticissimi nuovi Hitler del mese” sgraditi, “a rotazione”, alla cosiddetta “comunità internazionale” (della quale, però, stati come, ad esempio, India e Cina non sembrano far parte, per lo meno a pieno titolo, chissà perché…).
Tanto diffusi, infatti, quanto volutamente ignorati, sono stati fenomeni come doppio voto, falsificazione di certificati elettorali ed impedimento della segretezza del voto medesimo, mentre nei due seggi presso i quali si è dovuto nuovamente votare, vista la particolare consistenza delle irregolarità di cui appena sopra, i candidati del MPRP, precedentemente non lecitamente sconfitti, hanno, invece, prevalso.
Alla fine di luglio, vista la mancanza, in ogni modo, di qualsivoglia maggioranza assoluta sia da parte del MPRP che, tanto meno, da parte della Alleanza Democratica “Madrepatria” (a sua volta, capeggiata da M.Enkhsaikhan), fra le prime due organizzazioni politiche del paese sono cominciate consultazioni appositamente tese alla formazione del nuovo governo della Mongolia ed a tal fine, tra l’altro, una commissione mista, formata per l’appunto da rappresentanti sia del MPRP che della ADM, si è recata in Israele “per studiare l’esperienza politica di un paese più volte alle prese con governi di coalizione formati dai due partiti principali e rivali”.
Cominciate, le consultazioni di cui poco sopra, con il “Memoriale Di Accordo” del 30 giugno 2004 (la Presidenza del Parlamento al MPRP, il Primo Ministro alla ADM, la nascita di un governo di coalizione-questi i tre punti salienti), esse si sono interrotte il 31 luglio successivo in seguito alla “Lettera Di Raccomandazione” diramata dal Consiglio Esecutivo del Partito Democratico (1 dei 3 della ADM).
Questa verte, principalmente, attorno a due questioni.
La prima è relativa all’esigenza che i contestati/contestabili risultati dei distretti elettorali 24 e 59 tornino ad essere omologati in base all’esito discutibile del 27 giugno; la seconda individua in N.Enkhbayar una personalità “non moralmente degna” di essere Presidente del Parlamento.
La carica politico-istituzionale in questione è, tra l’altro, decisiva relativamente all’implementazione di una legge che dovrebbe stanziare alle famiglie un contributo economico per ogni minore di 18 anni a carico ma essendosi ad essa Enkhbayar, stando alla “Lettera” in questione, dichiarato contrario nel corso della campagna elettorale, egli, secondo il Partito Democratico, avrebbe, perciò, perso la “dignità morale” necessaria per essere Presidente del Parlamento.
Stando invece al MPRP, non solo il Partito Democratico contraddice in tal modo precedenti impegni presi relativamente alla verifica della sostenibilità finanziaria del controverso provvedimento (situazione economica del Paese, colloqui con i paesi donatori e con le organizzazioni internazionali), ma sono da considerarsi regolari solo le ri-votazioni che hanno avuto luogo nei distretti elettorali 24 e 59 e bisogna respingere ogni tentativo di ingerenza interna nella vita di qualsivoglia partito, configurandosi come tale il veto anti-Enkhbayar espresso nella “Lettera”, e confermato successivamente dal Partito Democratico.
Il 20-8-2004, infine, si è giunti al varo di un governo di coalizione comunque inevitabile (visti i rapporti di forza politici), con N.Enkhbayar (MPRP) alla Presidenza del Parlamento e Ts.Elbegdorj (ADM) come premier, seguito, il varo in questione, dai risultati delle elezioni locali del 20 ottobre contraddistinte, a loro volta, da una affluenza del 62% e da una buona affermazione del MPRP.
Rapido profilo storico del MPRP dal 1990 ad oggi
Il MPRP, attualmente diretto dal segretario generale D.Idaukhten e dal presidente N.Enkhbayar, ha iniziato a guidare, nel corso del 1990, la transizione della Mongolia dal Socialismo Realizzato alla liberal-democrazia capitalistico-borghese. Esso si definisce attualmente socialdemocratico e, in questa veste, anche se l’ufficialità del mutamento in questione avverrà l’anno successivo, ha governato fino al 1996, anno in cui, alle elezioni politiche, è stato sconfitto dal rivale schieramento nazional-conservatore.
Il 22° congresso del partito, tenutosi nel febbraio del 1997, ne ha definitivamente formalizzato l’approdo riformista e nel 2000, sulla scorta, però, di un programma di forte impegno per il riconseguimento, almeno parziale, della perduta giustizia sociale (della quale, invece, il paese aveva goduto nel corso del periodo socialista), il MPRP ha vinto nettamente le elezioni politiche.
Il Partito Rivoluzionario del Popolo Mongolo, nel corso del 1999, ha ottenuto lo status di “membro osservatore” all’Internazionale Socialista, mentre al Congresso della medesima, tenutosi a S.Paolo del Brasile nel corso del mese di ottobre del 2003, ne è divenuto membro a pieno titolo.
Tra il 3 ed il 5 settembre 2004, poi, 81 partiti politici ed organizzazioni dell’Asia del Nord e dell’Asia del Pacifico si sono riuniti/e a Pechino sotto l’ “egida” della “stabilità politica”, della “pace”, della “lotta contro la povertà a prescindere dalle differenze ideologiche”.
Nell’ambito di un simile consesso i rappresentati del MPRP hanno avuto incontri con i loro omologhi, fra gli altri, del Partito Comunista Cinese, del Partito Social Democratico Giapponese, del Partito “Russia Unita” (quello del Presidente Russo Vladimir Putin), del Partito Comunista della Federazione Russa, del Partito Nazionale della Nuova Zelanda, del Partito Democratico del Millennio (Sud Corea), del Partito Laburista Australiano.
Quello di Pechino è stato il terzo incontro di questo tipo, dopo quello delle Filippine (settembre 2000) e della Tailandia (novembre 2002).
I risultati elettorali delle ultime consultazioni politiche mongole (27-6-2004)
MPRP-(Partito Rivoluzionario del Popolo Mongolo)-46,5%-36 seggi.
Alleanza Democratica “Madrepatria” (formata dal Partito Democratico, dal Partito Civico Repubblicano, dal Nuovo Partito Socialista Mongolo)-44,7%-34 seggi.
Partito Repubblicano-1,5%-1 seggio.
Indipendenti (ex-Partito Democratico)-3,6%-3 seggi.
Non assegnati-2 seggi.In seguito ad evidenti irregolarità, in un primo momento, avevano prevalso i candidati della ADM successivamente, però, battuti da quelli del MPRP in occasione di ri-votazioni, stavolta, regolari.
ULTERIORI APPROFONDIMENTI
Nel 1992, viene varata una nuova costituzione che, tra l’altro, prevede un IKH KHURAL (“Grande KHURAL”) di 76 seggi (erano 430 prima delle modifiche costituzionali) per i quali si concorre elettoralmente ogni 4 anni, mentre il BAGA KHURAL (“Piccolo KHURAL”) viene abolito nel 1992.
Il presidente della Mongolia (all’interno della quale le municipalità di ULAAN BAATAR, DARKHAN, CHOIR ed ERDENT sono autonome e non fanno parte di alcuna delle attualmente esistenti 21 province) è eletto ogni 4 anni, direttamente dal popolo, per massimo 2 mandati, e deve avere almeno 45 anni di età.
Nell’aprile del 1998 il primo ministro ENKHSAIKHAN (C.D.M.) viene sostituito dal collega di partito ELBEGDORI che, coinvolto in uno scandalo bancario, perde il voto di fiducia parlamentare e si dimette a luglio nel 1998, mentre qualche mese dopo, ed a seguito dell’assassinio del candidato a primo ministro SANJAASURENGIIN ZORIG (C.D.M.), anche il nel frattempo insediatosi NARANTSATSRALT (già sindaco della capitale) deve dimettersi, a seguito di uno scandalo finanziario legato alle azioni delle miniere di rame ad ERDENT, sostituito da RAMARJAGAL.
Il 2 ottobre del 1998, infatti, ZORIG, 36 anni e per alcuni “il padre della democrazia mongola”, veniva ucciso a coltellate da assassini mascherati (finora ancora non individuati) in probabile relazione alla sua, fino a quel momento, efficace opposizione a quello che la stampa anglofona ha definito un “corrupt casino deal”.
La morte di un ministro ben voluto, e che, otto anni prima, era stato fra i più attivi dimostranti, ha, per non pochi, rappresentato uno shock ed una sua statua, il 20-4-1999, è stata inaugurata di fronte all’ufficio centrale postale della capitale.
Alle elezioni politiche del 2000 in ogni caso, alla quali partecipano tre diverse coalizioni per un totale di 15 partiti (fra cui il Partito Socialdemocratico Mongolo, il Nuovo Partito Socialdemocratico Mongolo ed il Nuovo Partito Democratico Sociale Mongolo), prevale nettamente il M.P.R.P. il cui primo ministro NAMBARYN ENKHBAYAR si dichiara “seguace della S.P.D. tedesca”.La Mongolia Socialista è stata più volte definita “la 16° Repubblica dell’Unione Sovietica”: piani quinquennali, proprietà statale, statistiche su tutto, istruzione diffusa.
Senza tratteggiare paradisi di sorta, va però ricordato come gli allevatori ed i lavoratori urbani non pagassero tasse, come beni e servizi ricevessero sussidi statali, come sanità ed istruzione fossero gratis, come la pensioni esistessero e venissero puntualmente erogate, come le donne godessero dei permessi di maternità e come le vacanze fossero pagate.
Nelle campagne era il NEGDEL l’unità collettiva agro-pastorale e lì, come anche nella realtà urbana, la differenza fra “ricchi” e “poveri” si faceva difficilmente percettibile.
La Mongolia ha pagato un prezzo duro per le fine dell’Unione Sovietica.
È cessata l’erogazione degli importanti aiuti moscoviti ed il rapporto commerciale di baratto fra i due paesi è stato rigettato da una Russia ora interessata ad ottenere la cosiddetta “valuta pesante” in cambio, prima di tutto, di benzina e macchinari.
Il paese, a partire dalla prima metà degli anni ’90 e complici alcuni inverni anche climaticamente molto duri come quello anche del 2001 (blocco del paese, danni enormi per il bestiame, campagna di aiuti internazionali voluta dalle Nazioni Unite) ha subito un vero e proprio crollo: l’economia si è contratta del 50%, il tasso d’inflazione è giunto fino al 300% (ora è al 3%), è esplosa la disoccupazione (ora al 20%), che, in alcune zone settentrionali, raggiunge anche il 60%, mentre circa un milione di Mongoli (su una popolazione totale di 2,7 milioni di abitanti) vive al di sotto della soglia di povertà.Diciassettesimo paese più esteso del mondo, la Mongolia occupa il 118° posto nella classifica mondiale della sviluppo umano, la sua economia beneficia, attualmente, di un tasso di crescita del 3,5%, il suo P.N.L. per abitante è di 390 dollari annui, il suo tasso di natalità è dell’1,4% (fino al 1990 era del 2,4%), i suoi uomini vivono mediamente 64 anni (le donne 69), la sua popolazione nomade è il 48% di quella totale, il suo P.N.L. per settore è dovuto all’agro-pastorizia ed all’allevamento al 32% (vi è impiegato il 49% della forza lavoro mongola, la Mongolia è, tra l’altro, il secondo produttore mondiale di lana cashmere), all’industria [materiali da costruzione, settore minerario (carbone, rame, oro, uranio, tungsteno, zinco), petrolio (nel suo sottosuolo dovrebbero esserci considerevoli riserve ed il suo territorio può fungere da strategicissima zona di transito per le “pipelines” che trasportano gas e petrolio tra Cina e Russia), settore alimentare, lavorazione di prodotti animali] per il 30% [vi è impiegato il 16% della forza lavoro nazionale] ed ai servizi per il 38% [vi è impiegato il 35% della forza lavoro del paese], il 10% più ricco della sua popolazione detiene il 25% della ricchezza nazionale [a fronte di un 10% più povero che ne detiene solo il 2,9%].
Cessata “dalla sera alla mattina”, con la fine dell’U.R.S.S., un’assistenza sovietica che ammontava ad un terzo del proprio P.I.L., la Mongolia, alla luce dell’ “aggiustamento strutturale” dal “Socialismo Realizzato” al capitalismo, è entrata in una durissima recessione i cui effetti sono stati solo parzialmente contenuti dalla cautela sociale del governo del Partito Rivoluzionario del Popolo Mongolo.
Giunta al potere, la C.D.M. ha vigorosamente abbracciato, senza curarsi delle sue ricadute sociali, l’economia più liberista in ogni settore: dai prezzi, ad esempio, al commercio interno ed internazionale, al settore bancario, a quello energetico.
I piani di privatizzazione interna, e di apertura completa all’investimento straniero, sono stati, secondo i fautori più accesi del liberismo, “bloccati”, almeno parzialmente, dall’opposizione del M.P.R.P., anche se non andrebbe affatto dimenticata l’estrema instabilità interna alla Coalizione Democratica Mongola.
L’andamento economico del paese è parzialmente migliorato nel corso del 1997, dopo un 1996 piuttosto pesante in relazione anche a problemi climatici ed al calo dei prezzi del rame e del cashmere.
Durante i mesi di agosto e settembre del 1999, l’economia ha sofferto per un bando temporaneo, messo in atto dalla Russia, nei confronti delle esportazioni del petrolio e dei prodotti petroliferi: un settore, non certo il solo, nel quale la Mongolia del post-1990 rimane chiaramente vulnerabile.
La Mongolia è entrata nel W.T.O. nel 1997 e la comunità internazionale dei donatori, in occasione dell’incontro consultivo del giugno del 1999 tenutosi ad ULAAN BAATAR, ha garantito 300milioni di dollari statunitensi l’anno.
Il governo del M.P.R.P., eletto nel 2000, si è trovato a gestire un importante, quando non imponente, debito estero, e l’azione congiunta, sia, del calo dei prezzi dei principali prodotti mongoli da esportazione, sia, delle avversità climatiche che duramente hanno colpito l’agricoltura negli anni 2000 e 2001, ha influito negativamente sulla crescita economica che però, nonostante problemi anche di siccità, è ripartita più che discretamente nel corso del biennio 2002-2003.
Mosca sostiene, non senza fondamento, visto il passato, che la Mongolia le deve 1 miliardo di dollari risalenti al periodo socialista (ecco, anche, il perché del bando di cui poco sopra) ed ogni accordo raggiunto anche circa una simile questione potrebbe sensibilmente migliorare la situazione debitoria internazionale di ULAAN BAATAR.
Al momento del cambio di assetto politico-sociale-ecomonico, la privatizzazione delle imprese statali è stata realizzata con l’emissione di vouchers blu (col busto di GHENGIS KHAAN) del valore di 10mila TOGROG (1134 TOGROG per un dollaro statunitense nel 2002) l’uno dati ad ogni cittadino ma, non avendo praticamente alcuno, però, i soldi a sufficienza, le imprese in questione emettono azioni i cui pochi proprietari, trasformatisi in tali in modi quasi sempre quantomeno dubbi, diventano anche i proprietari delle medesime.
Il governo, per parte sua, trattiene il 50% della compagnia telefonica nazionale, delle ferrovie di stato, della MIAT (le linee aeree di stato), della agenzia statale del turismo (la JUULCHIN), delle miniere, della fabbrica di tappeti ad ERDENET, delle centrali energetiche, della GIBI (compagnia produttrice di kashmir).
La legge sugli investimenti stranieri del 1993 ha aperto l’economia mongola al mondo, con la Cina (33%), la Russia (28%) come partner principali, seguite da Stati Uniti e Giappone, con la Svizzera ad assorbire il 15% delle esportazioni del paese e, uscendo, però, dall’ambito strettamente relativo al commercio internazionale del paese, con l’aiuto estero a costituire parte importante del P.I.L. mongolo.
A partire dai primi anni ’90, un ulteriore problema si è sviluppato, stavolta, in sede tributaria.
La miniera di rame di ERDENET infatti, il più importante soggetto fiscale del paese, ha dovuto attraversare un periodo difficile in relazione al calo del prezzo del rame (nel 1997, esso costituiva il 60% delle esportazioni mongole), a sua volta dovuto allo scoppio della crisi asiatica, mentre ZAMYUN-UUD inoltre, “la Tijuana mongola” (posta al confine con la Cina), è l’unica città ad inviare risorse al centro.
Un settore, invece, in discreta espansione è quello del turismo: circa 30mila infatti, non contando né i Cinesi né i Russi, le presenze straniere nel paese, in particolar modo quelle giapponesi, statunitensi, sudcoreane, tedesche, britanniche, francesi, olandesi ed austriache.
Presenti in 3,5 milioni circa in Cina ed in 1 milione circa in Russia, i Mongoli, in Mongolia 2,7 milioni circa, sono, prima di tutto, all’85% KALKH ed al 7% TURKIC (in primo luogo KAZAKH, parte dei quali, nel corso degli anni ’90 si spostano in Kazakhstan) ma sono anche presenti i TUNGUSI 84,6%) ed altri (3,4%), inclusi BURYAT e CALMUCCHI (come anche nella Siberia Russa) come pure Cinesi e Russi.
Fino al 1921, l’istruzione, in Mongolia, è monopolio assoluto dei monasteri buddisti, mentre dal 1921 al 1990 il tasso di alfabetizzazione del paese supera il 90%, con l’università di stato che nasce nel 1942 ma con, attualmente, le istituzioni universitarie private che superano, di numero, quelle pubbliche.
A partire dal 1990, e non certo casualmente, si è verificato un netto calo degli indici di alfabetizzazione-istruzione e gli studenti che frequentano l’istruzione obbligatoria sono scesi percentualmente, nel corso degli ultimi 14 anni, dall’87% al 57% del totale.
È prevedibile, poi, che effetti negativi di questi tipo, possibilmente accentuati, si siano verificati, in primo luogo, nei confronti delle donne, le quali invece, fino al 1990, costituivano il 70% degli studenti universitari, il 77% dei dottori, il 60% degli avvocati.La lingua ufficiale del paese è il mongolo-khalk (lingua uralo-altaica imparentata con il finlandese, l’ungherese, il turco, il kazakh, l’uzbek ed il coreano) ma sono anche parlati, prima di tutto il russo ed il turkic, mentre la lingua mongola parlata nella Mongolia Interna Cinese costituisce un dialetto a sé stante.
L’alfabeto mongolo tradizionale somiglia, grosso modo, a quello arabo “girato a 45 gradi” ed è usato dai Mongoli di Cina (Mongolia Interna e parti dello Xinjiang, del Qinhai, del Liaoming dello Jilin).
Nel 1946, viene introdotto l’alfabeto cirillico, integrato con alcuni “caratteri tradizionali”, il quale, come ovviamente nelle regioni russe della Buryatia e della Kalmykia, è ancora largamente usato e diffuso.
Per la conversione dell’idioma mongolo, è stato utilizzato anche l’alfabeto latino ma il numero inferiore che esso ha di caratteri (26 contro 35) e l’esistenza di differenti “schemi di romanizzazione” hanno generato un, quantomeno, discreto livello di confusione, un esempio del quale è la possibilità di scrivere il nome della capitale tanto ULAN BATOR quanto ULAAN BAATAR.
Posto che anche tuttora sussiste un’importante elemento nomade dedito, al margine delle steppe, all’agropastorizia ed all’allevamento, va segnalato come, tradizionalmente, l’elemento base della società mongola più antica fosse la grande famiglia poligama patriarcale (AUL).
Più famiglie formavano una tribù (QOSHUN) retta da un principe ereditario (KHAN), e più tribù erano unite in un vincolo di discendenza comune nell’AIMAQ.
Con le conquiste, subentra una gerarchia più complessa e centrata attorno ad un sistema decimale nell’ambito del quale la più grande unità è la miriarchia (TUMEN): comandata da un NOYEN e comprendente chiliarchie (MINGHEN), “centurioni”, “decurioni” e così via…
L’esercito era costituito da cavalleria pesante con armatura e da cavalleria leggera con arco e giavellotto.
Dopo la conquista mancese, nella Mongolia Interna, vengono istituite 6 “Leghe” (CULGHAN) con 24 tribù (AIMAQ) divise in 49 “Bandiere”, mentre, nella Mongolia Esterna, le “Leghe” sono 4 con 86 “Bandiere”.
L’avvento del socialismo in Mongolia porterà profonde modifiche ai costumi tradizionali e, fra l’altro, un forte calo del nomadismo.
Sotto il profilo religioso, il culto tradizionale mongolo ruota attorno allo sciamanesimo stregonesco-magico, mentre l’innesto, a partire dal 1577, del Lamaismo Tibetano porta alla nascita di un ampio fenomeno sincretico e di un numeroso clero non lavoratore, parassitario e possidente.
Gli spiriti guerrieri originari vengono dominati dai Lama quando, al tempo della massima espansione mongola, i KHAAN si trovano a dover controllare un impero multiculturale.
Alla corte del “Gran KHAAN” trovano infatti spazio numerose religioni/filosofie religiose: l’Islam, il Taoismo, il Cristianesimo Nestoriano, il Manicheismo, lo Gnosticismo, lo Zoroastrismo, il Cristianesimo “tout- court”, il Confucianesimo, il Buddismo.
Il buddista tibetano PHAGPA gode, però, di una attenzione peculiare da parte del “Gran KHAAN”, probabilmente perché il Buddismo, per certi versi almeno, è abbastanza vicino allo sciamanesimo originario mongolo, e due generazioni dopo il “Gran KHAAN” è proprio il Buddismo a diventare la “prima religione” della corte.
Nel 1578, ALTAN KHAAN incontra il leader tibetano SONAM GYATSO, si converte al Buddismo e conferisce al primo il titolo di, cronologicamente parlando, “Terzo DALAI LAMA”.
I primi due vengono, invece, nominati postumi, mentre la reincarnazione del Lama Mongolo/JEBTZUN DAMBA, gerarchicamente parlando, è il terzo per importanza, nell’ambito del Buddismo Tibetano, dopo il Dalai Lama ed il Panchen Lama.
Un importante JEBTZUN DAMBA è ZANABAZAR il quale, abile scultore e soprattutto consumato diplomatico, nonché probabilmente rendesosi conto della, in quel momento, netta superiorità non solo militare della Cina, ha un ruolo importante, nell’ultimo decennio del 17° secolo, per quanto concerne l’ingresso del territorio mongolo all’interno dei possedimenti dei Manchù/Qing.
Numerosi imperatori della dinastia cinese in questione saranno devoti tibetani ma le successive reincarnazioni dello JEBTZUN DAMBA premeranno per una Mongolia indipendente e nel 1911, con la fine dei Manchù/Qing, l’ottavo JEBTZUN DAMBA, BOGD KHAAN, di chiara l’indipendenza della Mongolia e unisce nella propria figura il potere sia temporale che spirituale.
La figura più importante dal punto di vista “ecclesiastico” è il “Budda Vivente”, il cui ultimo rappresentante, per lo meno pre-socialista, muore nel 1924 alla vigilia della proclamazione, nella capitale URGA (poi ribattezzata ULAAN BAATAR, “Eroe Rosso”, in onore di SUKHBAATAR), della Repubblica Popolare Mongola.
La Rivoluzione Socialista provocherà un profondo cambiamento anche della vita religiosa del popolo mongolo.
All’avvento della Rivoluzione Socialista, esistevano in Mongolia 110mila Lama, un terzo della popolazione maschile, che, in ben oltre 100 monasteri, possedevano un terzo circa della ricchezza nazionale.
Alla morte del BOGD KHAAN, il governo socialista ostacola l’avvento del suo successore: i Mongoli ad egli fedeli hanno ritenuto che egli fosse un Lama di, più o meno, mezza età residente, come altri “esiliati religiosi”, a Dharamsala, in India ma il ritorno monarchico-teocratico da quest’ultimo tentato nel corso del 1999 non avrà alcun seguito.
Nel 1929, viene massicciamente avviata la distribuzione delle proprietà (e delle mandrie) dei religiosi al popolo, mentre soprattutto nel 1932, nel 1935 e nel 1937 l’attacco ai monasteri si fa massiccio tanto che, esso terminato, solo 4 di essi saranno preservati come “musei dell’epoca feudale”.
Questi i motivi fondamentali della campagna anti-religiosa intrapresa dalle autorità socialiste mongole.
I Lama, infatti: 1)costituivano un esteso ceto ultra-possidente ed improduttivo (non lavoravano), 2) ammontanti ad un terzo della popolazione maschile, erano celibi in paese semi-popolato e caratterizzato da una popolazione numericamente calante, 3)ideologicamente parlando, costituivano un contropotere esplicitamente reazionario.
Tutte le cerimonie religiose sono state bandite fino al 1990, a parte quelle aventi luogo nel monastero GANDAN KHIID della capitale, mentre da quella data in poi, il revival religioso sicuramente avvenuto (Sciamanesimo tradizionale, Buddismo, Islam e Cristianesimo in primo luogo) non ha però potuto aprire la strada a qualsivoglia ritorno teocratico.Ad ulteriore testimonianza della difficoltà delle attuali condizioni sociali mongole, va ricordato come, e si tratta di un fenomeno assolutamente nuovo, attualmente ci siano, nella sola capitale, oltre 6000 “ragazzi di strada” i quali, per contrastare temperature che posso anche scendere al di sotto dei –30°, “vivono”, prima di tutto, nella metropolitana cittadina; il tutto nell’ambito, anche, di un tasso di disoccupazione che ad ULAAN BAATAR raggiunge il 37% e di un sempre più diffuso alcoolismo.
Sintomatica inoltre, di quanto appena sopra, è apparsa la campagna di vaccinazione contro la peste intrapresa nel corso del 2002.
Le precedenti estati, infatti, avevano visto una diffusione di un simile morbo (oltre 200 casi) a causa, fondamentalmente, del contatto con la marmotta, animale, sua volte, oggetto di caccia diffusa.
CONSIDERAZIONI CONCLUSIVE
La Mongolia di oggi rappresenta un caso, tanto (volutamente?) ignorato quanto però incontestabile di cosa significhino realmente i concetti di “transizione al mercato” e di “apertura all’economia globale”.
Autosufficiente fino alla fine degli anni ’80, il Paese importa attualmente l’80% del proprio fabbisogno di cibo da Cina, Russia ed altri.
Alla fine degli anni ’80 esistevano nel paese 53 aziende agricole di stato, 255 cooperative di stato e 20 unità di produzione di fieno.
I pastori nomadi erano inquadrati nei “Soviet dei Clan” e lo stato forniva il sistema di raccolta e trasporto dei prodotti (formaggi, carne, latte, pelli) nelle città, l’istruzione, tra l’altro, era disponibile per tutti.
L’ “ondata liberista” degli anni ‘90 ha, invece, determinato la fine del sopra citato sistema di raccolta e distribuzione dei prodotti, la privatizzazione delle aziende agricole e delle cooperative, la redistribuzione del bestiame delle aziende collettive (bovini, capre, pecore, yak, cammelli).
Sulle prime, il motto del “mettetevi in proprio” ha favorito l’aumento del numero degli allevatori ma le sopraggiunte difficoltà nella rete dei trasporti li ha spinti, per lo più, a concentrarsi nella regione di Ulan Bator, e cioè sfruttare i terreni già di per sé erosi dal pascolo.
Nel 2002, il,governo ha varato la legge per la privatizzazione delle terre ed in base ad essa, su 77mila famiglie di ex-operai agricoli di stato, solo 31 hanno ottenuto 12 ettari ciascuno, con il resto a confrontarsi con l’ “opportunità” (guadagnandone in media 35 in 120 giorni) di poter acquistare terra arabile a 1000 dollari statunitensi per ettaro.
A partire dal 1997, la Mongolia entra nell’orbita del WTO ed il relativo smantellamento delle tariffe di importazione che ne consegue ha contributo a creare gravi problemi soprattutto per l’agricoltura.
Almeno il 40% della popolazione, intanto, vive al di sotto della soglia di povertà ufficiale.
Sotto il profilo della politica estera e di difesa della Mongolia, tra l’altro, è bene ricordare come, attualmente, il 90% dell’assistenza militare Ulan Bator la riceva dagli Stati Uniti e come soldati mongoli siano stati/siano partecipi della politica di Washington tanto in Afghanistan quanto in Iraq.
Come è stato possibile il verificarsi di tutto ciò relativamente alla politica di sicurezza di un paese filo-moscovita anche “per vocazione”, anche in quanto timoroso del gigante cinese?
A partire dagli inizi dell’ultima decade del XX°secolo, gli Stati Uniti hanno incaricato un selezionato numero di funzionari, “Soldati Diplomatici” è il loro nome, di “prendersi cura” di determinate “aree calde” del pianeta con un profilo il più basso possibile ed il colonnello Tom Wilhelm, per quanto concerne la Mongolia, è stato svolto “egregiamente”.
GLI SVILUPPI ECONOMICI PIU‘ RECENTI
Nel maggio del 2003, LAMJAVYN GUNDALAI, deputato e leader del Partito Democratico, ha reso pubblici documenti che accusano il ministro degli affari interni e della giustizia, TSENDIIN NYAMDORJ, di essere legato ai servizi segreti della Cina Popolare.
Il Consiglio per la Sicurezza Nazionale ha definito i documenti in questione “privi di fondamento”, ed il 27-7-2003, mentre saliva su un aereo diretto a Singapore (dopo che non aveva ottenuto un visto di uscita dal paese), è stato arrestato.
Rilasciato 24 ore dopo, GUNDALAI ha indicato in NYAMDORJ il responsabile del suo arresto, mettendo in relazione quest’ultimo fatto con gli avvenimenti di maggio, e NYAMDORJ, dopo aver minacciato di citare in giudizio GUNDALAI ed un altro leader del Partito Democratico, MENDSAIKHANY, e di chiedere loro un rimborso di 900mila dollari statunitensi, ha chiamato in causa anche il presidente della repubblica BAGABANDI il quale, per parte sua, ha negato ogni suo coinvolgimento nel caso GUNDALAJ.
Ad agosto del 2003, poi, il generale J.BAATAR, capo dei servizi segreti per il biennio 1996-97, ha fornito prove relativamente a NYAMDORJ il quale, prima di diventare ministro, era già stato sottoposto ad un’inchiesta da parte dell’intelligence nazionale nel corso del 2000.
Il 5-9, infine, il generale, arrestato, è stato posto sotto indagine dopo che le autorità avevano accertato che egli deteneva, in casa propria, molti dei documenti pubblicati 4 mesi prima.
Il caso resta tuttora aperto nella più totale incertezza.
Come apice di un fenomeno che ha caratterizzato l’intero 2003, il 3-9, 26 rifugiati nordcoreani sono stati intercettati (questi 26, e gli altri del 2003, circa 400, avrebbero, dunque, attraversato una fetta non indifferente di territorio cinese…) al confine orientale del paese.
Voci su un loro possibile rimpatrio, sembravano, sia, aver indisposto la popolazione locale e, sia, dover costituire un ennesimo capitolo di questa complicata vicenda che vede, come propri massimi protagonisti, la Corea del Nord, quella del Sud, la Repubblica Popolare Cinese, la Russia, il Giappone e gli Stati Uniti.
Il primo ministro ENKHBAYAR ha espresso simpatia per i rifugiati in questione, negando, però, che ULAAN BAATAR fosse disposta a costruire campi di accoglienza per i profughi, con, d’altro canto, in particolare Cina e Corea del Sud piuttosto perplesse al riguardo.
Il presidente del parlamento sudcoreano, Pak Kwan-Yon, ha visitato la Mongolia, il 23 ed il 24 settembre 2003, ed incontrando BAGABANDI ha concluso la firma di un accordo di cooperazione teso, anche, a rafforzare i rapporti bilaterali, a trovare una soluzione al problema dei rifugiati ed a ricercare una soluzione pacifica alla questione coreana.
Lo stesso presidente mongolo, del resto, aveva lanciato, agli inizi di settembre del 2003, un appello per una soluzione pacifica del “problema del 38° parallelo”, durante i lavori della 58° assemblea delle Nazioni Unite, criticando contestualmente, in particolare, l’inadeguatezza del Consiglio di Sicurezza a fronteggiare, con la necessaria prontezza, le varie crisi internazionali.
Il 25 settembre, BAGABANDI ha visitato, per due giorni, il Cile incontrandone il presidente Ricardo Lagos.
Il viaggio è stato incentrato, primariamente, a rafforzare la cooperazione economica nel campo dell’industria del rame, del quale entrambi i paesi sono notevoli produttori, attraverso la firma di un protocollo di intesa, e, nel corso dei colloqui, BAGABANDI ha ottenuto l’importante appoggio della controparte cilena al fine dell’ammissione della Mongolia, sia, nella Associazione Internazionale degli Esportatori di Rame, sia, nell’A.P.E.C., il consiglio economico che raggruppa nazioni asiatiche e dell’area del Pacifico.
Di recente, è stata realizzata l’importante, se non altro, dimensionalmente parlando, privatizzazione della Banca Agricola, acquisita, nel marzo del 2003 e per circa 7 milioni di dollari, dal gruppo finanziario giapponese H.S. Investments, il cui intervento ne ha sventato una possibile bancarotta ed le ha permesso, passato l’istituto finanziario in questione, quindi, sotto controllo straniero, di svolgere un ruolo notevole nel finanziare le piccole e le medie imprese.
Più contrastata, invece, un’altra importante privatizzazione, stavolta, in campo energetico.
Il 22-7-2003, infatti, la società cipriota Eastern Oil Consortuim, con un’offerta di 7,32 milioni di dollari, si è aggiudicato l’asta per acquistare il Neftimport Concern (N.I.C.), il maggior importatore e distributore di petrolio in Mongolia.
Mentre, però, l’E.O.C. aveva programmato investimenti nel N.I.C. per circa 21 milioni di dollari, la vendita è stata annullata dallo State Property Committee (l’agenzia governativa responsabile della privatizzazione) poiché, dietro la società cipriota, ci sarebbe l’influenza di un gruppo che, in tal modo, avrebbe assunto il monopolio del mercato mongolo del petrolio.
Il N.I.C. è stato quindi, ai primi del 2004, rimesso all’asta evitando, così che, in estrema sintesi, i Russi lo acquisissero, mentre nulla è stato fatto per impedire che altri stranieri (i Giapponesi, in questo caso) si impossessassero della prima banca del paese.
Considerando la realtà di una Mongolia “piccola e povera” ma posta all’ingresso nord-orientale, più o meno, della iper-strategica Asia Centrale, di una Russia solo ora in timida “ripresa” e di rapporti sempre tesi fra Cina e Giappone, chi sarebbe così ingenuo da escludere del tutto pressioni, in primo luogo, statunitensi rispetto sia alla questione del N.I.C. come dei “Russo-Ciprioti”?
Da non affatto trascurare, poi, è la legge sulla privatizzazione della terra che il governo attuale, del M.P.R.P., ha varato in maggio del 2003.
Agli inizi del 2004, circa 5000 famiglie avevano acquistato appezzamenti di terreno, con ulteriori 10mila nuove richieste, circa, in attesa di essere esaminate.
Controversie sorte rispetto al migliore utilizzo di specifici lotti, hanno causato critiche soprattutto rivolte verso il sindaco della capitale, MIYE-GOMBYN ENKHBOLD, ed hanno, inoltre, spinto il governo a dare vita ad un’agenzia ad hoc tesa alla risoluzione di siffatti problemi, nonostante l’evidentemente ad un tal fatto connesso rallentamento delle procedure per l’assegnazione degli appezzamenti.
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“Visit To Israel To Study The Experience Of The Coalition Government”, UNEN, 30-7
Giugno 29, 2008 at 4:57 pm
Il vostro lungo articolo è molto interessante,io sono stato sei volte in Mongolia e vedo ogni volta dei miglioramenti anche se c’è sempre il grave problema dei bambini di strada ad Ulaanbaatar,tenetemi informato, se scrivete altri articoli inerenti la Mongolia,cordiali saluti
Bruno Bonfanti