Strepitosa e suggestiva accusa della Farrow al’indirizzo di Spielberg:

“Sei il Leni Riefensthal di Pechino”.

Restiamo tutti col mento penzoloni. L’autore di Schindler’s List… potrebbe?
Ebbene, si’ secondo noi e secondo Mia Farrow. Le implicazioni di tale metamorfosi da cantore del dolore delle vittime a cantore della gloria dei nuovi massacratori la dice lunga sull’incoerenza della storia, questa favola convenuta, come diceva Napoleone. Quello che Napoleone avrebbe dovuto aggiungere pero’ e’ che questa favola e’ convenuta dai piu’ forti: ma allora torniamo alla allegoria di Esopo sul lupo e l’agnello. Quello che trovo irritante e’ pero’ che nessun lupo e nessun agnello abbiano avuto mai a disposizione lo strumento eccezionale d’una cinematografia di massa a mozzare sul nascere rigurgiti di pensiero autonomo: che il cinema e gli uomini di cinema si lascino facilmente asservire al regime, invece, lo sappiamo almeno dall’epoca della Riefenstahl. E qui torniamo daccapo alla breve e definitiva sentenza della Farrow. Spielberg, un Riefenstahl. E la Cina? Cos’e’ oggi la Cina?